|
La tradizione popolare è sempre stata fonte di racconti e leggende
collegate a luoghi e personaggi che, positivamente o negativamente, colpirono la fantasia
degli abitanti di queste zone. Delle leggende che ravvivano la storia di Lagopesole ce ne
sono almeno due abbastanza note.
Federico I Barbarossa, in vecchiaia, si ritirò al Castello di Lagopesole, narra la leggenda, e siccome era afflitto
da una deformità congenita che lo costringeva a nascondere delle orecchie allungate e
puntute sotto una fluente capigliatura - come appare raffigurato nella protome a sinistra
del mastio - per impedire la divulgazione della notizia della sua deformità, l'Imperatore
aveva ordinato che i barbieri da cui si faceva radere, al momento in cui lasciavano la
dimora imperiale, venissero portati, attraverso un corridoio, in una torre dove era un
trabocchetto - costruito appositamente -, nel quale erano spinti e rimanevano sepolti.
Da questa triste sorte un barbiere giovane, la storia non ci dice il nome, riuscì a
sfuggire evitando la mortale torre. Ebbe salva la vita a condizione che non avesse
raccontato a nessuno del segreto dell'Imperatore. Il nostro barbiere era veramente
intenzionato a mantenere il segreto, ma la notizia era grossa, allora, non volendo mancare
alla promessa fatta, anche perchè temeva giustamente per la propria vita, andò nel luogo
più nascosto della campagna di Lagopesole, una volta arrivato, scavò un buco profondo
nel terreno e, parlandoci dentro, raccontò il segreto dell'Imperatore.
Dopo qualche tempo, sul posto, crebbero delle canne che, agitate dal vento, con il loro
fruscio, che diveniva sempre più forte ed insistente, ripetevano come una canzone
"Federico Barbarossa tène l'orecchie all'asinà a a a a ..." di qui, il
ritornello è giunto fino ai tempi nostri ed è stato ripreso anche in canti popolari
della zona.
L'altra leggenda, certamente legata ai fatti storici che avvennero dopo
la sconfitta e la morte di Manfredi, dice che in alcune particolari notti, quando la luna
è alta nel cielo e tutta la campagna tace, dal Castello si vede apparire e scomparire una
luce portata da una fanciulla vestita di bianco e si sentono lamenti, invocazioni ed urla
di disperazione. La bella Elena degli Angeli, moglie disperata di Manfredi, torna al
Castello dove visse felice a cercare il caro marito e gli amati figli perduti per sempre.
Ed il biondo Manfredi, cavalcando il suo magnifico stallone bianco, con un bellissimo
vestito dal lungo manto verde, nella profondità della notte può essere incontrato nelle
campagne attorno al Castello, che vaga all'eterna ricerca della sua famiglia distrutta
dall'Angioino.
|