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Pro Loco Castel Lagopesole
Piazza Federico II, 22
85020 Lagopesole (Pz)
tel./fax: +39 0971 86251
cell.: 333 86 63 901
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nei pressi di lagopesole

il Museo Etnografico

Allestito presso l'Istituto Professionale per l'Agricoltura e l'Ambiente di Lagopesole raccoglie una collezione molto ricca di attrezzi e utensili agricoli che ci rimanda ad un mondo che fino a 40 anni fa ha scandito per secoli la vita degli uomini.
Particolare rilevanza assume il Museo Etnografico di Lagopesole, oltre che per la scientificità e la diligenza della catalogazione, perché in esso sono raccolte testimonianze di un'area e di un ambiente specifico della Basilicata: il Feudo rustico di Lagopesole della Famiglia Doria Pamphilj.
Il Museo della Civiltà Contadina offre un quadro omogeneo di quelli che erano gli usi, i costumi, le tradizioni, le arti e i mestieri della gente di Avigliano.
Attraverso la visione di questi attrezzi si può capire e vivere l'atmosfera e il fascino di un mondo che non c'è più, ricco di valori e principi che hanno formato e caratterizzato la cosiddetta "civiltà contadina".

Il casale di Agromonte

Il casale di Agromonte esisteva già intorno all'anno mille, visto che in un documento del 1152 è citato tra le parrocchie della valle di Vitalba.
"Sorgeva Agromonte sul dosso di un promontorio che scende al ponte di Cerasale, presso la confluenza della fiumara col torrente di Sterpeto..."
Il suo nome è sempre vivo tra gli abitanti della valle. Vivo come i suoi pochi ruderi fra le annose querce del bosco, al di sopra della galleria omonima, del tratto di strada ferrata dalla stazione di Forenza a quella di Lagopesole: in alto la bicocca, in basso la chiesetta e questa, dall'abside ancora visibile, ancora cinta di sepolture".
G. Fortunato - Il castello di Lagopesole - 1902

Foresta Demaniale di Lagopesole

"Vi è un bosco, che sembra un piccolo mondo perchè chi non vi è pratico, facilmente vi entra, ma difficilmente se n'esce et è di più di 40 miglia circa.
È foltissimo d'alberi di tutte le sorti, e questi più ne tagliano e se ne vendono, sempre più folto si vede, ed è veramente una cosa ammirabile ..."

Pier Battista Ardoini - Descrizione dello Stato di Melfi - 1674

Pitture Rupestri (Riparo Ranaldi)

Tra il 1962 e il 1964, nel corso di una ricerca condotta dal Prof. Francesco Ranaldi, Direttore del Museo Provinciale di Potenza, nella foresta demaniale di Lagopesole, alla località Carpini (Comune di Filiano) è avvenuta la scoperta di queste pitture parietali preistoriche, che hanno richiamato l'interesse di numerosi, i quali, dall'interpretazione delle pitture le hanno datate con una certa attendibilità al periodo mesolitico.
Il ritrovamento si distingue per una serie di figure umane e animali, assai schematiche, dipinte sulla parete di una roccia arenaria esposta a Sus, della dimensione di un rettangolo lungo 65 cm. e largo 52: uomini e animali illustranti una generica scena di caccia senza alcuna coordinazione geometrica.

Mulino del Principe

"Questo è un molino piccolo, ed antico che serve per li bisogni del castello, e s'affitta per tom. 20 di grano l'anno.
E perchè non bastava per lo bisogno agl'huomini d'Avigliano e coloni del feudo anco pativano, si è della Valchera fatto un altro molino, che riuscirà d'utile conveniente e molto più di comodo per tutti."
Pier Battista Ardoini - Descrizione dello Stato di Melfi - 1674

Santuario del Monte Carmine

L'8 settembre 1694 Avigliano uscì indenne da un violentissimo terremoto, che costrinse gli aviglianesi ad accamparsi per quaranta giorni sulla "montagnola" a circa 1230 metri sul livello del mare.
In quella circostanza gli abitanti di Avigliano, scampati al terremoto, fecero voto alla Madonna che avrebbero costruito una cappella in suo onore sulla montagna.
Così è sorto il Santuario del Carmine e la devozione alla Madonna.
Il 16 luglio di ogni anno una solenne processione sale la statua "a lu Monte" e la riporta in paese la seconda domenica di settembre.
Oggi il santuario è ben inserito in un contesto ambientale e paesaggistico di notevole valore che va tutelato e valorizzato.

Borgo rurale di Piano del Conte

Il borgo rurale di Piano del Conte si trova a circa 2 chilometri dal Castello di Lagopesole, in direzione Nord-Est, nelle immediate vicinanze dell'alveo oggi prosciugato di Lago Pesole.
Il Borgo fu realizzato dall'allora padrone del Feudo rustico di Lagopesole, Principe Filippo Andrea Doria Pamphilj, grazie all'opera dell'agronomo Luigi Croce, che ideò, organizzò e diresse un interessante esperimento di agricoltura e zootecnia moderna.
Il centro del borgo è caratterizzato da un largo spiazzo quadrato con la scuola Agraria per i figli dei contadini, posta sul lato nord, centralmente, con a fianco, più appartata. La chiesa dedicata a San Filippo Neri.
Sul lato ovest è collocata la scuderia per l'allevamento del cavallo Avelignese. Sul lato est si trovano la vaccareccia, il caseificio, l'abbeveratoio e tre silos cilindrici.
L'azienda pilota cessò l'attività con la legge della Riforma Agraria del 1950.
L'intera area di Piano del Conte costituisce oggi un patrimonio ambientale ed architettonico molto interessante dal punto di vista paesaggistico e storico, perché riproduce un esempio unico per la tipologia costruttiva degli insediamenti abitativi.

L'Elefante Antico

Nel bacino di Atella, dal professor E. Borzatti Von Löwenstern dell'Istituto di Antropologia dell'Università di Firenze, coadiuvato dalla sua équipe, è stata individuata la linea di costa di un lago pliocenico dove gruppi di homo erectus cacciavano grossi mammiferi.
Di questi, presso il cimitero di Atella, appunto in corrispondenza dell'antica linea di costa del lago, insieme a innumerevoli strumenti di pietra (chopper, chopping tool, bifacciale o amigdala, punta) sono stati ritrovati molti frammenti ossei e la zanna di un Palaeooxodon Antiquus, un grosso pachiderma preistorico e le inquietanti impronte di un elefante che potrebbero testimoniare un singolare metodo di cattura: l'uomo si sarebbe servito della mole e del peso dell'animale che, staccato dal branco e spinto nei pantani, avrebbe trovato la morte, sopraggiunta per sfinimento, nel disperato quanto vano tentativo di liberarsi dalla morsa del fango.
Lo scavo preistorico, nei pressi del cimitero di Atella, che ha riportato alla luce materiale risalente a cinque-seicentomila anni fa, è recintato con rete metallica a larghe maglie, per consentire la visione ai visitatori.

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