nei pressi di lagopesole
il Museo Etnografico
Allestito presso l'Istituto Professionale per l'Agricoltura e l'Ambiente di Lagopesole
raccoglie una collezione molto ricca di attrezzi e utensili agricoli che ci rimanda ad un
mondo che fino a 40 anni fa ha scandito per secoli la vita degli uomini.
Particolare rilevanza assume il Museo Etnografico di Lagopesole, oltre che per la
scientificità e la diligenza della catalogazione, perché in esso sono raccolte
testimonianze di un'area e di un ambiente specifico della Basilicata: il Feudo rustico di
Lagopesole della Famiglia Doria Pamphilj.
Il Museo della Civiltà Contadina offre un quadro omogeneo di quelli che erano gli usi, i
costumi, le tradizioni, le arti e i mestieri della gente di Avigliano.
Attraverso la visione di questi attrezzi si può capire e vivere l'atmosfera e il fascino
di un mondo che non c'è più, ricco di valori e principi che hanno formato e
caratterizzato la cosiddetta "civiltà contadina".
Il casale di Agromonte
Il casale di Agromonte esisteva già intorno all'anno mille, visto che in
un documento del 1152 è citato tra le parrocchie della valle di Vitalba.
"Sorgeva Agromonte sul dosso di un promontorio che scende al ponte di Cerasale,
presso la confluenza della fiumara col torrente di Sterpeto..."
Il suo nome è sempre vivo tra gli abitanti della valle. Vivo come i suoi pochi ruderi fra
le annose querce del bosco, al di sopra della galleria omonima, del tratto di strada
ferrata dalla stazione di Forenza a quella di Lagopesole: in alto la bicocca, in basso la
chiesetta e questa, dall'abside ancora visibile, ancora cinta di sepolture".
G. Fortunato - Il castello di Lagopesole - 1902
Foresta Demaniale di Lagopesole
"Vi è un bosco, che sembra un piccolo mondo perchè chi non vi
è pratico, facilmente vi entra, ma difficilmente se n'esce et è di più di 40 miglia
circa.
È foltissimo d'alberi di tutte le sorti, e questi più ne tagliano e se ne vendono,
sempre più folto si vede, ed è veramente una cosa ammirabile ..."
Pier Battista Ardoini - Descrizione dello Stato di Melfi - 1674
Pitture Rupestri (Riparo Ranaldi)
Tra il 1962 e il 1964, nel corso di una ricerca condotta dal Prof. Francesco Ranaldi, Direttore del Museo Provinciale di Potenza, nella foresta demaniale di
Lagopesole, alla località Carpini (Comune di Filiano) è avvenuta la scoperta di queste
pitture parietali preistoriche, che hanno richiamato l'interesse di numerosi, i quali,
dall'interpretazione delle pitture le hanno datate con una certa attendibilità al periodo
mesolitico.
Il ritrovamento si distingue per una serie di figure umane e animali, assai schematiche,
dipinte sulla parete di una roccia arenaria esposta a Sus, della dimensione di un
rettangolo lungo 65 cm. e largo 52: uomini e animali illustranti una generica scena di
caccia senza alcuna coordinazione geometrica.
Mulino del Principe
"Questo è un molino piccolo, ed antico che serve per li bisogni del
castello, e s'affitta per tom. 20 di grano l'anno.
E perchè non bastava per lo bisogno agl'huomini d'Avigliano e coloni del feudo anco
pativano, si è della Valchera fatto un altro molino, che riuscirà d'utile conveniente e
molto più di comodo per tutti."
Pier Battista Ardoini - Descrizione dello Stato di Melfi - 1674
Santuario del Monte Carmine
L'8 settembre 1694 Avigliano uscì indenne da un violentissimo terremoto,
che costrinse gli aviglianesi ad accamparsi per quaranta giorni sulla
"montagnola" a circa 1230 metri sul livello del mare.
In quella circostanza gli abitanti di Avigliano, scampati al terremoto, fecero voto alla
Madonna che avrebbero costruito una cappella in suo onore sulla montagna.
Così è sorto il Santuario del Carmine e la devozione alla Madonna.
Il 16 luglio di ogni anno una solenne processione sale la statua "a lu Monte" e
la riporta in paese la seconda domenica di settembre.
Oggi il santuario è ben inserito in un contesto ambientale e paesaggistico di notevole
valore che va tutelato e valorizzato.
Borgo rurale di Piano del Conte
Il borgo rurale di Piano del Conte si trova a circa 2 chilometri dal
Castello di Lagopesole, in direzione Nord-Est, nelle immediate vicinanze dell'alveo oggi
prosciugato di Lago Pesole.
Il Borgo fu realizzato dall'allora padrone del Feudo rustico di Lagopesole, Principe
Filippo Andrea Doria Pamphilj, grazie all'opera dell'agronomo Luigi Croce, che ideò,
organizzò e diresse un interessante esperimento di agricoltura e zootecnia moderna.
Il centro del borgo è caratterizzato da un largo spiazzo quadrato con la scuola Agraria
per i figli dei contadini, posta sul lato nord, centralmente, con a fianco, più
appartata. La chiesa dedicata a San Filippo Neri.
Sul lato ovest è collocata la scuderia per l'allevamento del cavallo Avelignese. Sul lato
est si trovano la vaccareccia, il caseificio, l'abbeveratoio e tre silos cilindrici.
L'azienda pilota cessò l'attività con la legge della Riforma Agraria del 1950.
L'intera area di Piano del Conte costituisce oggi un patrimonio ambientale ed
architettonico molto interessante dal punto di vista paesaggistico e storico, perché
riproduce un esempio unico per la tipologia costruttiva degli insediamenti abitativi.
L'Elefante Antico
Nel bacino di Atella, dal professor E. Borzatti Von Löwenstern
dell'Istituto di Antropologia dell'Università di Firenze, coadiuvato dalla sua équipe,
è stata individuata la linea di costa di un lago pliocenico dove gruppi di homo erectus
cacciavano grossi mammiferi.
Di questi, presso il cimitero di Atella, appunto in corrispondenza dell'antica linea di
costa del lago, insieme a innumerevoli strumenti di pietra (chopper, chopping tool,
bifacciale o amigdala, punta) sono stati ritrovati molti frammenti ossei e la zanna di un
Palaeooxodon Antiquus, un grosso pachiderma preistorico e le inquietanti impronte di un
elefante che potrebbero testimoniare un singolare metodo di cattura: l'uomo si sarebbe
servito della mole e del peso dell'animale che, staccato dal branco e spinto nei pantani,
avrebbe trovato la morte, sopraggiunta per sfinimento, nel disperato quanto vano tentativo
di liberarsi dalla morsa del fango.
Lo scavo preistorico, nei pressi del cimitero di Atella, che ha riportato alla luce
materiale risalente a cinque-seicentomila anni fa, è recintato con rete metallica a
larghe maglie, per consentire la visione ai visitatori.
|