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Pro Loco Castel Lagopesole
Piazza Federico II, 22
85020 Lagopesole (Pz)
tel./fax: +39 0971 86251
cell.: 333 86 63 901
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antiquarium

L'Antiquarium del castello di Lagopesole, inaugurato nell'autunno del 2000, espone i reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati alla fine degli anni '90 nel cortile minore in cui venne realizzata una cava, in età  sveva, per la costruzione del donjon che si trova al suo interno.

Con l'arrivo degli angioini essa si usò come discarica in cui venne gettato tutto il materiale preparato all'interno del cantiere svevo: pezzi di capitelli, costolonature di volte a crociera, cornici e mensole, un rosone in arenaria, frammenti di bassorilievi, enormi quantità di marmi policromi e una splendida scultura di età classica pronta per essere impiegata come protiro o seggio. Quest'ultimo elemento, parte di un sarcofago a tinozza databile al III secolo d.C., raffigura un leone imbrigliato nell'atto di azzannare un'antilope. Nel corso degli anni venne colmata con i rifiuti alimentari che la corte produsse durante il regno di Carlo I, tra il 1266 e il 1281, e colmata, tra il 1288 e il 1315, sia con i rifiuti generati dai brevi soggiorni di Roberto d'Artois e Carlo Martello, sia con la spazzatura prodotta dai preposti alla custodia del palazzo in quegli anni. La discarica di Lagopesole ha restituito ingenti quantità di materiali che consentono di testimoniare la frequentazione del sito.

Così grazie a rinvenimenti monetali, come la piccola frazione di follaro attribuito a Pandolfo I Capodiferro (971-981) e di alcuni follari bizantini, di cui uno emesso da Niceforo III Botaniates tra il 1078 e il 1081, è possibile attestare che il sito era già frequentato tra il X e XI secolo.

I frammenti, provenienti da botteghe pugliesi e campane, ma anche realizzate in atelier regionali di ceramica fine da fuoco e da mensa, le stoviglie in ceramica dipinta, il materiale acromo di minore pregio, resti di pasto, pedine in osso lavorato e alcune monete, ascrivibili dalla seconda metà del XII alla fine del XIII secolo attestano la presenza nel castello di personaggi di rango elevato con la conseguente possibilità di ricostruire la tavola di una famiglia principesca.

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